Negli Stati Uniti i data center AI sono diventati un tema elettorale, e il mercato se n’è accorto in un giorno. Dopo le elezioni di midterm del 3 novembre, giovedì 5 novembre il Nasdaq ha perso circa il 5% e i titoli legati all’intelligenza artificiale sono stati travolti dalle vendite.
Cosa è successo
Mercoledì 4, il giorno dopo il voto, Wall Street aveva festeggiato. Giovedì il clima è cambiato. Secondo Fortune, a metà giornata il Nasdaq perdeva il 5,2% e l’S&P 500 il 3,8%, con circa 3.000 miliardi di dollari di valore bruciati. L’indice dei semiconduttori di Philadelphia è arrivato a perdere l’11%, la peggiore giornata dal marzo 2020. AMD e Micron hanno ceduto circa il 15%, Nvidia quasi il 9%. In Corea del Sud il Kospi ha chiuso a -5,28%.
Il motivo è politico. Nelle stesse elezioni si votava su 41 iniziative locali per rallentare la costruzione di data center, e la maggior parte è passata, soprattutto in Ohio. In Texas, lo Stato che secondo Wells Fargo ospita il 27% della capacità di data center pianificata negli USA, ha vinto la democratica Gina Hinojosa, che promette di estendere lo stop ai nuovi allacci alla rete elettrica già deciso a settembre dal governatore uscente Greg Abbott. Anche in Ohio e in Georgia le candidate democratiche avevano fatto campagna per limitare i data center. Alle vendite hanno contribuito anche i conti deludenti di Qualcomm e Arm.
Perché è importante
Per anni la corsa all’AI è stata raccontata come un problema di chip e di soldi. Il voto ricorda che è anche un problema di territorio: i cittadini temono bollette elettriche più care, il consumo d’acqua e il calo di valore delle case vicine. Se una parte dei data center in programma slitta o salta, chi vende chip, server e energia ai data center guadagna meno del previsto, ed è lì che il mercato aveva puntato di più.
Le grandi piattaforme hanno tenuto meglio: a metà seduta Meta e Microsoft perdevano circa il 3%, Google meno del 2%. Il colpo è arrivato soprattutto sui fornitori e sui cosiddetti neocloud, come CoreWeave, che vivono di nuova capacità. L’analista Dan Ives stima che almeno il 10% degli 800-1.000 data center AI in programma negli USA possa essere cancellato, e fino al 20% possa avere autorizzazioni molto più lente. Un gestore, Ted Parkhill, l’ha detto a Reuters in una frase: il mercato passa «dalla promessa dell’AI al prezzo dell’AI».
Per l’Europa la notizia ha due facce. La presidente di Meta, Dina Powell McCormick, ha detto che costruire data center negli USA diventerà più difficile e che i grandi operatori valutano di costruire all’estero: un’occasione per i Paesi che hanno energia e spazio. Ma anche qui i data center chiedono elettricità e acqua, e il consenso locale non è scontato. E se negli USA la capacità cresce più lentamente, il costo del calcolo per i servizi di AI potrebbe scendere meno in fretta di quanto ci si aspettava.
Il mio parere
Una giornata di borsa non dice se la bolla dell’AI sta scoppiando, e diversi analisti parlano più di uno sgonfiamento che di un crollo. Il segnale da non sottovalutare è un altro: per la prima volta l’opposizione ai data center ha vinto alle urne, e d’ora in poi chi costruisce l’infrastruttura dell’AI dovrà convincere anche i vicini di casa.
Fonti
- Fortune Italia · Wall Street, bruciati 3.000 miliardi dopo il rally post-midterm: i timori sull'AI affondano i titoli tech
- Milano Finanza · Perché il Nasdaq sta crollando, le preoccupazioni sulle azioni tech e il rischio di una stretta
- Fortune Italia · Tech in rosso a Wall Street: paura per il rallentamento dei data center AI
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