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Frigoriferi dei supermercati hackerati: e se domani lo facesse un’AI?

Frigoriferi hackerati in mezza Europa e in Italia con password di default. L'AI non c'entra, per ora: ma cosa succede se gli attacchi li fanno gli agenti AI?

di Augusto Genca · consulente AI per le aziende

Nella notte tra l’1 e il 2 novembre i frigoriferi di decine di supermercati in Europa, e anche in Italia, sono stati portati da remoto in sbrinamento: temperature fino a 50 gradi, merce da buttare, negozi chiusi. È la seconda ondata dopo quella di ottobre in Francia. Nessuna fonte, finora, dice che sia stata usata l’intelligenza artificiale. Ma è proprio questo il punto che mi ha fatto riflettere: se è bastato così poco senza AI, cosa succede quando gli attacchi li fanno gli agenti AI?

Cosa è successo

La prima ondata è arrivata nella notte dell’11 ottobre in Francia: centinaia di supermercati di diverse insegne si sono ritrovati con i banchi frigo in un ciclo di sbrinamento anomalo, avviato di notte, senza personale e senza allarmi. Il 2 novembre è toccato a Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Svezia, Estonia, Irlanda e Portogallo, con casi segnalati anche in Germania. In Italia, secondo Federdistribuzione, i punti vendita colpiti sono una decina, soprattutto tra Veneto e Sicilia, gestiti da imprenditori affiliati più che dalle sedi dirette delle grandi catene. Sono stati segnalati casi anche in un’azienda toscana di ristorazione collettiva, che ha notificato l’attacco all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, e in un’impresa emiliana di surgelati.

Il bersaglio sono le centraline che gestiscono la refrigerazione: in particolare modelli Danfoss (serie AK-SM e AK-SC) e Copeland/Dixell XWEB, citati nell’allerta del CERT francese. Molti di questi apparecchi erano raggiungibili direttamente da internet e alcuni erano fuori supporto da anni, senza più aggiornamenti. Secondo le ricostruzioni, in diversi casi le credenziali erano ancora quelle predefinite. Vulnerabilità su questi controllori erano state segnalate dai ricercatori già nel 2025.

Aggiornamento del 4 novembre: due gruppi di hacker filorussi, NoName057(16) e Z-Pentest, hanno rivendicato gli attacchi con un video e messaggi pubblicati su Telegram, come riportato dal Tg1 e da diverse testate. Nel video sostengono di aver sfruttato sistemi di controllo integrati e di poter colpire anche impianti idrici ed energetici. La rivendicazione non è stata verificata in modo indipendente: i canali sono stati cancellati poco dopo e diverse testate internazionali precisano che la responsabilità non è ancora stata accertata. Non ci sono richieste di riscatto, e non è dimostrato che tutti gli episodi abbiano la stessa origine. L’ACN ha pubblicato un bollettino con sei verifiche urgenti per supermercati, logistica del freddo e manutentori: censire gli impianti, togliere l’accesso pubblico ai pannelli di amministrazione, proteggere la teleassistenza con VPN e autenticazione a più fattori, cambiare le password predefinite, controllare che le configurazioni non siano state alterate, aggiornare o sostituire i dispositivi fuori supporto.

Il quadro più ampio: l’AI negli attacchi è già realtà

Per i frigoriferi l’AI non è servita: è bastata una porta lasciata aperta. Ma guardando cosa è successo nell’ultimo anno, è difficile non collegare i puntini.

  • Agenti AI che conducono attacchi. A novembre 2025 Anthropic ha descritto quella che ha definito la prima campagna di spionaggio informatico orchestrata in gran parte da un’AI: un gruppo ha usato Claude Code per svolgere fino al 90% delle attività di intrusione, dalla ricognizione al furto di dati, aggirando le protezioni con richieste spezzettate in piccoli compiti apparentemente innocui.
  • Malware che chiede aiuto a un modello. Google ha documentato software malevoli che interrogano un modello linguistico durante l’attacco per generare comandi o riscrivere il proprio codice. In un caso il modello usato era un modello aperto, scaricabile da chiunque.
  • Kit di “sblocco” su GitHub. Il 3 novembre Check Point ha analizzato un pacchetto pubblicato su GitHub che promette di togliere i limiti a strumenti come Codex e Claude Code: insieme al jailbreak nascondeva istruzioni pubblicitarie, una sorta di “adware per prompt”. Funzioni o no sui modelli più protetti, dice molto: la domanda di AI senza freni c’è, e qualcuno ci costruisce un mercato.
  • Modelli aperti senza protezioni. Chi scarica un modello a pesi aperti può modificarlo. La ricerca mostra tecniche sempre più semplici per ridurne le protezioni, e i modelli “senza censura” circolano liberamente.

Messi insieme, questi fatti raccontano una cosa semplice: il lavoro che prima richiedeva un esperto, cercare dispositivi esposti, provare credenziali, scrivere uno script, adattarlo, sta diventando automatizzabile. E l’attacco ai frigoriferi è esattamente il tipo di attacco che un agente AI potrebbe ripetere su migliaia di impianti, in poche ore.

Dove stiamo andando? Tre scenari

Me lo chiedo da giorni, da persona che lavora ogni giorno con gli agenti AI e ne vede la forza. Provo a immaginare tre strade, senza pretendere di sapere quale prenderemo.

Scenario 1: la corsa tra attacco e difesa

Gli attaccanti usano agenti AI per trovare e colpire impianti vulnerabili in serie. Ma anche i difensori fanno lo stesso: agenti che censiscono gli impianti esposti, controllano le configurazioni ogni notte, si accorgono di uno sbrinamento anomalo alle 3 del mattino e lo bloccano. Chi si attrezza resta al passo, chi non lo fa diventa il bersaglio più facile. È lo scenario che ritengo più probabile.

Scenario 2: il buco nella catena dei fornitori

Il problema non è il supermercato in sé, ma le migliaia di apparecchi installati e dimenticati da manutentori e fornitori: frigoriferi, caldaie, impianti di ventilazione, telecamere, cancelli. Con l’AI che abbassa la soglia d’ingresso, questi oggetti diventano un bersaglio di massa. In questo scenario la regola cambia: ogni oggetto collegato a internet va trattato come un computer, con un responsabile, un inventario e degli aggiornamenti.

Scenario 3: la stretta

Dopo un incidente grave, magari non sui frigoriferi ma su qualcosa di più delicato, arriva una stretta: obblighi severi per chi produce dispositivi connessi, limiti ai modelli aperti, controlli più rigidi sugli strumenti AI. In Europa una parte c’è già, con le regole sulla sicurezza dei prodotti connessi e con l’AI Act. Il rischio è che le regole arrivino tardi per chi ha impianti vecchi, e troppo pesanti per chi innova in modo serio.

Il mio parere

Non credo che la risposta sia avere paura dell’AI o fermare i modelli aperti, che restano una risorsa enorme per la ricerca e per le aziende. Credo che la lezione dei frigoriferi sia più banale e più scomoda: gli attacchi del futuro passeranno dalle porte che lasciamo aperte oggi. Password predefinite, pannelli raggiungibili da internet, apparecchi fuori supporto che nessuno ricorda di avere. L’AI non le crea, le trova più in fretta.

Se hai impianti collegati, frigoriferi, climatizzazione, produzione, fai oggi le sei verifiche dell’ACN, o chiedile al tuo manutentore. E se in azienda usi l’AI, è un buon momento anche per verificare se sei in regola con l’AI Act.

Cosa ne pensi?

Quale di questi scenari ti sembra più vicino? Nella tua azienda, o nei luoghi che frequenti, ti sei mai chiesto quanti oggetti sono collegati a internet e chi li controlla? Scrivilo nei commenti qui sotto: li leggo tutti e rispondo.

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