Il 5 novembre OpenAI ha presentato GPT-6 Cyber, una versione del suo modello GPT-6 addestrata in modo specifico per la sicurezza informatica: trovare vulnerabilità, analizzarle e scrivere le correzioni. Non è un prodotto per tutti: lo possono usare solo organizzazioni e ricercatori approvati, dentro un programma ad accesso controllato.
Cosa è successo
GPT-6 Cyber deriva da GPT-6 Astra, con un addestramento aggiuntivo sulle indagini di sicurezza. Nella sua scheda di sicurezza, pubblicata lo stesso giorno, OpenAI classifica le capacità del modello in ambito cyber al livello «Critical», il più alto del suo Preparedness Framework, cioè il sistema interno con cui valuta i rischi dei modelli.
Proprio per questo l’accesso è stretto. Il modello è disponibile solo per chi fa parte di Daybreak Red, il programma di OpenAI per il lavoro di sicurezza autorizzato. Le organizzazioni devono usare single sign-on, autenticazione a più fattori e dispositivi gestiti; le singole persone devono essere invitate, superare controlli di identità, dimostrare di essere professionisti del settore e usare almeno una chiave di sicurezza fisica. Le chiamate via API arrivano, di norma, solo da indirizzi IP autorizzati.
Sulla pagina per sviluppatori OpenAI indica i prezzi: 20 dollari per milione di token in input e 100 in output, contro i 12,50 e 75 del predecessore GPT-5.6 Cyber, secondo VentureBeat. La finestra di contesto arriva a poco più di un milione di token. Sempre secondo i dati di OpenAI riportati da VentureBeat, nei test il modello ha individuato 81 vulnerabilità di Firefox prima sconosciute, classificate da Mozilla ad alta gravità.
Perché è importante
I modelli di AI sono diventati abbastanza bravi a trovare falle nel software da essere utili sia a chi difende sia a chi attacca. La risposta di OpenAI, come quella dei concorrenti Anthropic e Google, è separare le versioni: un modello generale con limiti più rigidi per tutti, e una versione più capace riservata a chi dimostra di lavorare dalla parte della difesa. È un modello di distribuzione nuovo, più simile alla vendita di strumenti sensibili che a quella di un software qualsiasi.
Chi ci guadagna, nel breve periodo, sono i grandi team di sicurezza e i manutentori del software open source, che ricevono segnalazioni e proposte di correzione. Per le piccole aziende l’effetto è indiretto: se i programmi che usano ogni giorno vengono controllati meglio, ci sono meno falle da sfruttare. Il rovescio è che strumenti di questo livello alzano anche l’asticella degli attacchi, se finiscono nelle mani sbagliate.
Non ci sono indicazioni su quando e come l’accesso possa allargarsi in Europa: per ora il programma resta su invito e approvazione.
Il mio parere
Mi sembra la scelta giusta limitare l’accesso, anche se il controllo resta nelle mani dell’azienda che vende il modello. Per un’azienda italiana oggi non cambia nulla di pratico, se non una cosa: gli aggiornamenti di sicurezza di browser e sistemi operativi saranno sempre più frequenti, e conviene installarli senza rimandare.
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