Giovedì 5 novembre i titoli AI hanno vissuto un crollo che non si vedeva da un anno e mezzo. Il giorno dopo i risultati delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, gli investitori hanno venduto in massa chip, data center e grandi tecnologiche, temendo che il nuovo Congresso a maggioranza democratica porti regole più severe sull’intelligenza artificiale e sulle sue infrastrutture.
Cosa è successo
Secondo l’ANSA, a fine giornata il Nasdaq ha chiuso a -5,52%, l’S&P 500 a -4,35% e il Dow Jones a -3,44%. Il valore bruciato sulla Borsa americana è stimato in circa 3.200 miliardi di dollari. Nvidia e Broadcom hanno perso oltre il 9%, Oracle il 7%, Tesla quasi l’11%. Al Jazeera ha descritto il calo del Nasdaq come il più forte dall’aprile 2025, il giorno dei dazi annunciati da Trump.
Il motivo non è un dato di bilancio, ma la politica. Nei referendum locali sui data center gli elettori hanno votato in gran parte a favore delle restrizioni: secondo il conteggio citato da Al Jazeera, 39 iniziative su 45 sono passate. Gli analisti di UBS, ripresi da Reuters, stimano che eventuali pause nei cantieri potrebbero mettere a rischio circa il 30% della nuova capacità di data center prevista negli Stati Uniti per il 2028.
L’Europa ha retto meglio, ma Milano è stata la Borsa peggiore del continente con un -1%: STMicroelectronics e Technoprobe, i due nomi italiani più legati ai semiconduttori, hanno ceduto circa il 9%.
Perché è importante
Per due anni la crescita dell’AI è stata raccontata soprattutto come una gara di capacità di calcolo: più data center, più chip, più energia. Questa giornata ricorda che quella gara ha bisogno di terreni, elettricità e consenso locale, e che il consenso non è scontato. Il caro bollette ha trasformato i data center in un tema elettorale, e i mercati hanno capito che la costruzione delle infrastrutture potrebbe diventare più lenta e più costosa.
A perdere di più sono le aziende la cui valutazione dipende dalla corsa agli investimenti: produttori di chip, operatori di data center, fornitori di energia e memoria. Le aziende che usano l’AI, invece, non vedono cambiare nulla nell’immediato: i servizi che usano oggi restano gli stessi. Va anche detto che un giorno di Borsa non è una tendenza: bisognerà vedere se alle paure seguiranno leggi vere, e quali.
Per l’Europa il tema è familiare. Qui le regole sull’AI esistono già con l’AI Act, e il dibattito su consumi ed energia dei data center è aperto da tempo. Se anche gli Stati Uniti vanno nella stessa direzione, la distanza tra i due modelli potrebbe ridursi.
Il mio parere
Non leggerei questa giornata come la fine dell’entusiasmo per l’AI, ma come un segnale che i costi fisici e sociali dell’AI stanno entrando nei conti. Per chi usa questi strumenti in azienda conta poco il prezzo di Nvidia; conta che i servizi restino affidabili e con costi prevedibili, e su questo è presto per dire se cambierà qualcosa.
Fonti
Commenti
Ancora nessun commento. Inizia tu.
